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domenica 24 marzo 2013

Stavo pensando che...

Stavo pensando che è un peccato sprecare questo spazio che ho creato lasciandolo vuoto e dal momento che ho già un blog di cucina dove postare le ricette, qui vorrei condividere esperienze per riflettere su quello che mangiamo, su quello che compriamo, sulla qualità del cibo e altro ancora.
Oggi vorrei fare una riflessione sull'uovo, su quello che vorremmo comprare, su quello che effettivamente compriamo e su quello che ci vendono.


L'altro giorno ad esempio ho chiesto uova biologiche ad una bancarella del Mercato Coperto che vende esclusivamente uova quindi dovrebbe ben sapere cosa vende. Su dodici uova 4 non avevano il codice identificativo stampato sul guscio, sulle altre era praticamente illeggibile e su una ho decifrato un 2 come tipo di allevamento, ovvero a terra.


La foto sopra non è sfuocata come si può osservare dal cartone, è proprio il codice stampato male. Non sono uova biologiche...
Se la richiesta è:  "Buongiorno signora, vorrei 12 uova biologiche per favore" e la risposta è: "Certo, queste bianche sono speciali" voi cosa capite? Che le uova bianche che mi stai vendendo sono biologiche o che invece con una risposta equivoca mi stai prendendo per il c in giro!


Nella foto qui sopra si legge molto bene il codice identificativo; questo è un uovo biologico ed è il primo numero ad indicarlo. Vi spiego come leggere questo codice:
0 IT 028 BO 010
il primo numero indica la tipologia di allevamento, dove 0 sta per biologico, 1 all'aperto, 2 a terra, 3 in gabbia.
IT indica lo Stato di produzione, in questo caso IT sta per Italia
028 è il codice ISTAT del comune di produzione
BO è la provincia di produzione, in questo caso Bologna
010 è il codice univoco dell'allevamento di provenienza

ATTENZIONE
"Nell'allevamento in gabbia convenzionale, o batteria, le galline vengono sistemate in strutture metalliche, dette stie, di 40 cm di altezza e 550 cm2 di superficie piana leggermente inclinata, servite da mangiatoie (10 cm disponibili per capo) e abbeveratoi a rifornimento automatico. Le gabbie sono sovrapposte in 4-5 livelli ed ognuna contiene 5 animali con una densità di popolazione di 22 animali per metro quadrato.
La direttiva CE 99/74 mette di fatto al bando questo sistema di allevamento entro il 2012. Dal 5 ottobre 2003 tutti i nuovi impianti per allevamento in batteria devono allestire gabbie modificate o arricchite con una superficie di 750 cm2, un'altezza di almeno 45 cm, posatoi con almeno 15 cm disponibili per capo, 12 cm di mangiatoia disponibili a pollo, almeno 2 abbeveratoi e un nido per gabbia, una lettiera per razzolare e dispositivi per il taglio delle unghie che non possono usurarsi da sole senza sufficiente razzolamento. Le gabbie devono essere separate da corridoi larghi almeno 90 cm. Viene inoltre vietata ogni tipo di mutilazione ad eccezione del debecaggio nelle gabbie affollate per prevenire il cannibalismo.


Gli altri tipi di allevamento diversi dalla gabbia sono chiamati sistemi alternativi.

Nell'allevamento a terra le galline vivono libere in capannoni a diversi livelli (da 1 a 4) con un nido ogni 7 animali e dove si trovano le mangiatoie e gli abbeveratoi. Il capannone a piano singolo è il sistema più comune, composto da un pavimento grigliato inclinato al di sotto del quale si trova la fossa biologica di raccolta delle deiezioni, la densità è di circa 10 capi per m2. Gli aviari si estendono invece in altezza con più piani aperti sovrapposti al di sotto dei quali si trova il pavimento grigliato. La densità può raggiungere i 20 capi per m2.

Nell'allevamento all'aperto (free range) le galline hanno a disposizione un ricovero al riparo dalle intemperie, con mangiatoie e abbeveratoi, ed uno spazio aperto dove razzolare. Anche in questo caso la densità di popolazione è minore, ma la mortalità è leggermente più alta rispetto all'allevamento in gabbia con un minore produzione di uova.

L'allevamento biologico è simile all'allevamento all'aperto, ma segue un proprio disciplinare di produzione che prevede l'utilizzo di razze di galline rustiche (preferibilmente autoctone provenienti esclusivamente da allevamenti biologici). La densità di popolazione non deve essere superiore i 6 animali per m2 nel ricovero (max 3000 ovaiole/ricovero) e devono avere accesso ad un parchetto esterno (4/m2 per capo) per almeno 1/3 della loro vita. Gli spazi esterni possono prevedere zone d'ombra e macchie di vegetazione per il riparo contro i predatori. L'alimentazione deve essere effettuata con mangimi biologici, in genere cereali." - (da Wikipedia)





13 commenti:

  1. Brava Enrica, mi piace questo spazio. La differenza a volte si vede nel colore del tuorlo e anche dalla consistenza del guscio che spesso è carta velina mentre invece dovrebbe essere duro. Ah e ovviamente dal sapore... Un bacio.

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    1. Certamente Annarita, anche l'albume è molto più sodo e quando sei a casa e lo apri la differenza si vede e si sente, il problema si pone quando lo compri, impariamo a leggere l'uovo. Ciao carissima!

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  2. Tesoro questo articolo è stato davvero illuminante! e seguirò con piacere questo spazio dedicato agli approfondimenti degli alimenti! ti ringrazio! intanto metto questo tra i preferiti ;) un abbraccio grande e buona serata:*

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    1. Più siamo informati, più ci difendiamo dalle fregature, quindi lo scambio di informazioni certe e certificate è utilissimo! Buona settimana Simona, sei sempre molto gentile ed è sempre un piacere trovarti!

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  3. XDXD gliele tiravo dietro , era il minimo che si meritava...

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  4. Era da farsi ma me ne sono accorta solo a casa... questo mi deve insegnare ad avere meno fiducia quando non si conosce bene chi vende. Dai miei soliti fornitori non è mai successa una cosa del genere! Certo è che la donnina del mercato non mi vede più.

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  5. Che brutta notizia che mi dai....
    A me piacciono molto le uova col guscio bianco perché hanno un tuorlo più giallo di quelle col gusscio rosa e le volte che sono a casa che riesco ad andare in determinati netcati le prendo sempre, ma sapere che sono più "finte" di quelle dei supermercati.... :-(
    Sara

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    1. No, no Sara, il colore non c'entra niente con il numero identificativo, ci sono uova bianchissime biologiche e uova rosa non biologiche, per essere sicura che siano biologiche le devi prendere con il primo numero che indica ZERO. E' solo che i furbetti ci sono ovunque ed imparare a leggere l'uovo serve solo a tutelarsi e diventare compratori consapevoli. Non ti allarmare, le uova buone le trovi anche ai mercatini.
      Buona giornata!

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  6. Questo post aprirà gli occhi a molte persone! Brava Enrica!

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  7. Io compro sempre le uova codice 0, ma un paio di settimane fa sono venuta a sapere che da un'inchiesta partita dalla Germania, sono state scoperte 150 aziende tedesche e olandesi, io vivo in Olanda, che di biologico hanno solo l'etichetta e il timbro sulle uova...Purtroppo siamo nelle mani di gente priva di scrupoli e di senso di responsabilita'. Bello questo tuo nuovo spazio, ti seguiro' con interesse e piacere.

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    1. Ciao Roberta, grazie. In Italia le aziende agricole biologiche sono abbastanza controllate, l'informazione però aiuta a trovare fornitori di fiducia. Buona giornata.

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